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Fotografia, Grafica, Musica si fondono e diventano Creazione... Arte!

Categoria: Arte
Pubblicato Mercoledì, 28 Novembre 2012 23:03
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Fotografia, Grafica, Musica si fondono e diventano Creazione... Arte!

 
  "Rapsodia a quattro mani"  
     
 

A Loano, piccola realtà in provincia di Savona, l’artista-fotografo Alessandro Gimelli nel suo workshop-gallery dal nome ambizioso che deriva da Brooklyn, “The Overpass”, l’1 dicembre 2012 ha inaugurato  una mostra su New York intitolata “Rapsodia a quattro mani”. Alessandro Gimelli ci ha abituato alle collaborazioni, la precedente “Personale” era “Sports” in collaborazione con Mattia Folchi, questa volta, si avvale della collaborazione di un bravissimo Artista savonese Alex Raso nella veste di disegnatore. Alex Raso è grafico, illustratore e chitarrista degli “A Brigà”. “A Brigà” è un gruppo folk ligure che con dedizione, passione e ricerca tramanda la “Canzone Popolare”. Il loro ultimo lavoro è “Artemisia Le Alpi del Mare”, un viaggio nel tempo, nella tradizione dei “canti” di un territorio che si snoda tra montagna e mare, tra Piemonte e Liguria. “Artemisia…”, non solo un cd ma una piacevole “passeggiata” tra le valli che uniscono i popoli fin dai tempi più antichi…

Insieme agli Artisti è nata l’idea di una chiacchierata informale per presentare la loro “Rapsodia a quattro mani”. Da subito ringrazio Alessandro e Alex per la disponibilità nel rispondere dettagliatamente alle mie domande, infarcendole di cultura a 360°. Disegno, Pittura, Grafica, Fotografia, Musica si fondono e diventano Creazione… Arte! Quattro domande per conoscerli meglio e accompagnarci in America, a New York.

Alex: Il disegno, la grafica su carta “ruvida”, non patinata come in fotografia, cosa vogliono rappresentare dell’America? L’immagine del viaggiatore oggi o dell’emigrante oggi e ieri?

La carta ruvida è quella del carnet di viaggio, meglio ancora, quella recuperata nel posto “viaggiato”; probabilmente se fossi stato in America sarebbe una tovaglietta del fastfood o un sacchetto per nascondere le bottiglie degli alcolici (l’ho visto in tanti film ambientati in America). Però non prendo l’aereo e allora ho usato la Moleskine

Alessandro: Quale messaggio vorresti passare di New York attraverso le tue fotografie? Quando hai scattato, ci hai pensato?

New York è stato il mio sogno di carne e cemento fin da quando ero bambino. Mi hanno sempre affascinato le città, farsi affascinare dalla città per antonomasia è stato semplicissimo. Io cerco di scattare sempre secondo quello che mi detta la sensazione del momento. Rimango dell’idea che la fotocamera sia solo uno strumento nelle nostre mani ma nulla di più. Non mi sono mai interessate le diatribe sulle lunghezze focali e le peculiarità di una marca piuttosto che di un’altra: ritengo questo tipo di discussioni molti simili a quelle che si facevano da adolescenti nello spogliatoio. M’interessa più l’immagine in se e per sé. Nel caso di New York m’interessava poter offrire il mio punto di vista su questa straordinaria città. Nella mostra ci sono due fotografie di sedie che sinceramente potrebbero essere ovunque ma ti assicuro che le ho fotografate proprio là (potrei tornarci anche domani e comunque mi ricorderei dove le ho viste). Anche quelle sedie, per me, rappresentano NYC. Questa mostra non vuole essere il reportage di una città ma il reportage di un punto di vista, quello di una persona che ama profondamente quel luogo. Diciamo che se un messaggio dovesse proprio esserci, sarebbe quello di mostrare NYC attraverso i miei occhi, uno sguardo magari non inedito ma più intimo, fatto di attimi, momenti e angoli. E’ capitato che alcune foto siano state influenzate dall’idea di allestire questa mostra, ma forse più in fase di scelta delle immagini da esporre che in fase di scatto.

Alex: Fai parte degli “A  Brigà”, gruppo Folk, ti senti “figlio” del Folk americano? Guthrie, Dylan…

Il folk americano è stato un punto di riferimento della mia infanzia. Poi punto. Le prime cotte le ho avute per Bob Dylan e Fabrizio De Andrè (che in alcuni casi ha tradito Brassens proprio per Dylan). Ricordo d’aver ascoltato infinite volte il cd “Desire” (Bob Dylan), ma una volta fatte le prime esperienze il grande amore l’ho trovato nel folk irlandese. Un finale da “Tempo delle mele” piuttosto che da “Grande Mela”.

Alessandro: Quando pensi a N.Y., all’America, qual’è la tua musica di riferimento? The Beach Boys, The Doors, kiss, Guns n’Roses…

 Personalmente, trovo bellissime queste parole di Jim Morrison:

<<Le parole dissimulano/ Le parole corrono/ Le parole rassomigliano a bastoni che camminano/ Piantale cresceranno/ Guardale ondeggiare come fanno>>.

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Io mi sono sempre riconosciuto nella musica pop inglese, soprattutto dall’elettronica degli anni ’80. Gli americani mi piacciono e potrei risponderti con una serie di nomi ovvi e molto conosciuti. Ovviamente ci sono molti musicisti newyorkesi (che non significa propriamente “americani”) che ho ascoltato prima di partire. I Beastie Boys, ad esempio, hanno dedicato un intero disco a NYC dopo l’11 settembre. Ovviamente quella data ha profondamente segnato tutti quanti anche al di fuori dei confini newyorkesi e americani, era inevitabile che le arti facessero loro questo immenso dolore collettivo. I Beach Boys sono un gruppo fondamentale non solo per la musica degli Stati Uniti. Paul McCartney disse che senza “Pet Sounds” “Sgt. Pepper” sarebbe stato molto differente. Ma forse le mie fotografie si muovono su temi meno balneari e più metropolitani come l’ovvia “Rapsodia in blu” di Gershwin, la colonna sonora di “New York, New York” di Scorsese. Poi c’è molta Broadway dei musicals e qualche canzone pop del vecchio continente. Le parole di Jim Morrison ondeggiano proprio come quelle che lui descrive nella sua canzone. Trovo che anche alcuni brani dei Doors abbiano una certa atmosfera da musical.

Alex: Da musicista, quanto pensi abbia influenzato pop e rock il folk? Chiedo anche a Te, condividi le parole di Jim Morrison? Tu che ti definisci l’Artista che ha il senso della frase…

Li ha influenzati e continua a farlo, non c’è vaccino che tenga e in America l’assistenza sanitaria ha ancora delle lacune da colmare. La musica popolare parla con il linguaggio del popolo ed è strettamente legata ai suoi aspetti culturali, ad esempio gli strumenti musicali, il ballo, la tradizione orale. Il pop e il rock succhiano con le proprie cannucce dallo stesso bicchiere: che sia Coca-Cola o Rossese poco importa.
Il senso della frase è il sesso della frase (cit. Pinketts), non ne posso fare a meno, è figlio del mio pensiero laterale; è così che nascono opere come America LATTINA e America LATINA (l’opera sarà in mostra). J.M. sapeva quale forza possono avere le parole; nel bene e nel male.

Per chiudere una domanda comune:

Alex/ Alessandro: La vostra “Rapsodia” l’avete immaginata come un viaggio storico nell’America fino al XXI secolo? Se non era questo l’obiettivo, sareste contenti di questa lettura da parte dei visitatori?

Alex: La rapsodia non l’ho immaginata come un viaggio storico ma come un viaggio del viaggio. Le fotografie di Alessandro mi sono piaciute da subito, ho trovato in loro molte affinità con il disegno, il resto è venuto di conseguenza senza pormi degli obiettivi. Le letture da parte dei visitatori credo che siano le cartine di tornasole.

Alessandro: Sinceramente non l’ho immaginata come un viaggio ma come una permanenza a tempo indeterminato. Io sono là, anche se sono tornato già da tre mesi. New York è uno stato dell’anima, non lo puoi definire. Ma, in effetti, NYC può essere considerata una metafora del viaggio. Basta cambiare quartiere per trovare culture, persone, usi e costumi diversi. Ci sono centinaia di mondi racchiusi nello spazio di 12 avenue, a qualsiasi altezza ti trovi. E’ incredibile come spesso, vagando a caso, la New York dei grattacieli sparisca completamente... L’apporto di Alex è fondamentale per completare la mia esperienza. Trovo la sua arte straordinaria e mi interessa molto il legame tra fotografia e disegno. Io stesso, quando lavoro in studio, parto da uno schizzo fatto su una moleskine per poi tradurlo in immagine fotografica. In questo mio particolare modo di lavorare c’è riassunto tutto il legame tra la pittura e la fotografia della fine dell‘800. Ma non c’è più un rapporto di sudditanza, semmai di collaborazione tra le due arti. Le mie fotografie hanno, a volte una qualità pittorica e spesso io mi considero più un “pittore della luce” che un fotografo (definizione, quella di fotografo, che tendo a non auto-attribuirmi) ma mi sembra che i disegni di Alex abbiano un non so che di fotografico. Forse è per questo che sono convinto che funzioneranno bene insieme e che i visitatori della mostra li interpreteranno secondo il loro sentire. Sinceramente non ho la pretesa di definirmi contento di un’interpretazione piuttosto che di un’altra; mi basta che traspaia il mio amore per New York City.

Non posso che ringraziarvi immensamente, dalle vostre risposte traspaiono l’Amore per l’Arte e soprattutto l’Arte come collaborazione. La mostra rimarrà aperta per tutto il mese di dicembre e parte di gennaio in “The Overpass”, via Richeri 33 Loano (SV).

 

Il mio invito a visitare il sito del "Pittore della luce", un vero Artista che permette di "viaggiare" con l'immagine... www.alessandrogimelli.com e soffermarsi su Alex Raso e gli "A Brigà"...

Prossimo appuntamento per Alex Raso: "Sinistro e Mal D'Estro" (PersonAlex). La mostra verrà inaugurata il 16 dicembre a Celle Ligure (SV). L'Artista Raso esporrà i suoi disegni eseguiti con le lamette...