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Metti una giornata a Genova

Categoria: By me
Pubblicato Lunedì, 27 Febbraio 2012 11:15
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Metti una giornata a Genova...  28 gennaio 2012

 
     
 

Primo pomeriggio, Genova bagnata, fredda, raramente così glaciale; quasi inospitale, se non fosse per un appuntamento irrevocabile ti farebbe scappare. Genova, come i genovesi la devi scoprire, non t’invita, si chiude a “riccio” tra mistero e meandri; devi volerla comprendere e Lei saprà sorprenderti, come nei più veri rapporti d’amicizia, come in amore.

Ed ecco la prima sorpresa!

Mostra a Palazzo Ducale, ”Van Gogh e il viaggio di Gauguin”, un viaggio che ben sposa questi tre elementi, “corpo-mente-anima”. Più di trenta quadri di Vincent Van Gogh; sala dopo sala, quadro dopo quadro, il viaggio di Van Gogh, diventa il tuo viaggio interiore. Le variazioni di pennellate, i colori, i luoghi, le parole per lo più scritte al fratello Théo, ti lasciano incantato, ti obbligano a soffermarti, a pensare, e giungono lì, nel più profondo, per accarezzarti o graffiarti l’anima. Mostra che sa stupirti nella sorpresa, ti volti, ed ecco due quadri di Claude Monet; sala successiva Wassily Kandinsky e i suoi colori, le parole dello stesso autore sono la migliore descrizione della bellezza e grandezza dell’arte. Scrive Kandinsky: ”In generale il colore è un mezzo per influenzare direttamente l’anima. Il colore è il tasto. L’occhio è il martello. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima. E’ chiaro che l’armonia dei colori è fondata solo su un principio: l’efficace contatto con l’anima. Questo fondamento si può definire principio della necessità interiore”. Mostra che ti lascia senza fiato, ooohhh! Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Paul Gauguin. Opera che più volte ti fa ritornare sui tuoi passi, ammirarla, riammirarla, riammirarla ancora, nessuna parola, solo stare lì in silenzio.

All’uscita ricopri il tuo corpo per il freddo, piumino, sciarpa, berretto, guanti se li possiedi, la tua anima non ne ha bisogno, è riscaldata da quanto i tuoi occhi hanno visto, letto.

Prima serata, si svela l’appuntamento irrevocabile, ultimo concerto di Ivano Fossati nella sua città, prima dell’annunciato ritiro dalle scene.

Ed ecco la seconda sorpresa!

Teatro Carlo Felice, nuovamente ooohhh! Elegante borgo ligure, case colorate provviste di balconate che si affacciano su una fantomatica piazza, la platea. Da subito, l’impressione che sarà un “grande” concerto, ambiente perfetto per salutare e abbracciare “l’immenso” Ivano Fossati. Nessuno vuole rimpiangere, tutti vogliono ascoltare e nuovamente farsi accarezzare e graffiare l’anima. Occhi lontani, occhi assenti, occhi lucidi, risposta involontaria a quelle parole, mai banali, mai fuori luogo, sempre spaventosamente intonate ai sentimenti più profondi. Platea trasversale ma pochi giovanissimi; forse bisogna aver vissuto, incassato, imparato ad andare controvento per comprendere e apprezzare questa poesia. Tre ore indimenticabili di musica, parole, immagini.

All’uscita non c’è spazio per l’amarezza, la tristezza, anche questa volta Ivano Fossati ha saputo  trasmettere il suo messaggio, la sua scelta, nel modo più giusto. Le sue parole, la sua musica ci sono state e ci saranno per sempre, si ritira dalle scene non dai nostri cuori… Ormai Genova è ghiacciata e non metaforicamente parlando, nell’entroterra ha cominciato a nevicare, il vento “pizzica” il viso ma nuovamente solo il corpo ha bisogno di coprirsi per scaldarsi.

Mi è piaciuto raccontare questi due eventi insieme, in primis perché credo abbiano molto in comune, secondariamente perché realmente li ho vissuti nello stesso giorno. Entrambi, dall’alto della sua arte, uniscono i fondamenti dell’uomo, “corpo-mente-anima”. Vorrei chiudere questo commento-racconto con un accostamento azzardato, i colori di Kandinsky le parole di Fossati.

 

Monica Torriani (www.corpomenteanima.it)