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Introduzione della mostra a cura di Luca Berto

Categoria: Non categorizzato
Pubblicato Venerdì, 11 Ottobre 2013 01:05
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Introduzione alla mostra a cura di Luca Berto

 
     
 

Quando si cerca di spiegare il funzionamento degli organi interni e della fisiologia umana ad un bambino (che per età è ben poco avvezzo o propenso a capire certi meccanismi teorici senza il supporto e la conferma visiva di una sorta di prova), di solito si cercano dei corrispettivi materiali che possano fungere da termine di paragone e quindi da esempio per facilitare la comprensione da parte chi si avvicina per la prima volta a questo genere di argomenti. Il cuore viene paragonato ad una pompa o ad un motore, i reni a dei filtri, i polmoni dei palloncini, il cervello ad un computer e così via. Con il suo “Nuovo Atlante”, Alessandro Gimelli ha provato a mettere in atto un’operazione più o meno simile trasformando il corpo umano in una grande macchina composta da tante altre piccole parti ognuna con la sua propria peculiare funzione. Ogni organo è sostituito da un oggetto, un apparecchio, un meccanismo estrapolato dalla realtà materiale che si trova al di fuori del corpo umano e ben poco ha a che fare con esso e ri-contestualizzato in termini anatomici e medici. Per certi versi si tratta di un curioso omaggio alle “Teste Composte” dell’artista Giuseppe Arcimboldo.

Ma c’è di più.

Dando un’occhiata alle nuove fotografie di Alessandro Gimelli, mi è subito tornata in mente un’altra sua opera, “Heart”.Si tratta della foto che ritrae il pacemaker che per qualche tempo è servito a garantire la regolarità del battito cardiaco di una persona molto vicina ad Alessandro e a cui lui tiene molto. I punti di contatto tra questa singola opera e il “Nuovo Atlante” sono diversi. Quello principale e più ovvio sta nel fatto che entrambe raffigurano elementi meccanici che si sostituiscono o integrano il funzionamento degli organi umani.

 Il fatto che Alessandro Gimelli abbia intitolato “Heart”, cioè “Cuore”, la foto di un pacemaker (che al cuore non si sostituisce del tutto ma il cuore solo aiuta a funzionare meglio) mi ha fatto pensare che in lui ci fosse l’inconscia convinzione che per tutto il tempo durante il quale l’apparecchio aveva funzionato, quello sia stato il vero motore del corpo della persona che lo aveva avuto sotto la propria pelle.

E allora viene da pensare che realizzando delle tavole del suo “Nuovo Atlante” Alessandro Gimelli abbia involontariamente provato a costruire un nuovo essere umano fatto di metallo e ingranaggi e fili elettrici. Tutte parti che una volta guaste possono essere facilmente sostituite con altre più nuove e meglio funzionanti.

[E in un certo senso il compito della scienza medica è proprio questo: riparare la macchina del corpo umano una volta che si rompe al fine di prolungare ulteriormente la partita della vita.]

Perciò mentre aggiornava l’anatomia del corpo umano fondendola con la tecnologia che contraddistingue l’epoca contemporanea, Alessandro Gimelli è partito alla ricerca dell’immortalità. Che può essere raggiunta sostituendo le parti del corpo ad altre parti meccaniche che una volta rotte possono essere facilmente sostituite. Purtroppo per noi, però, non sempre le parti meccaniche possono essere sostituite e aggiustate. Se così fosse la produzione industriale non avrebbe motivo di esistere. Certamente è più facile aggiustare un motore rotto che non un cuore umano che ha smesso di contrarsi con variabile regolarità.

Dal punto di vista estetico, le tavole del “Nuovo Atlante” hanno un carattere pop un po’ retrò. La predominanza del nero, i colori molti intensi e “puliti” di alcune parti e le sovrapposizioni volutamente indefinite di altre ricordano certe grafiche anni ’70 e ’80. Se si considera che soprattutto la seconda decade è forse la preferita da Alessandro Gimelli, ciò non stupisce.

Ma il richiamo ad un passato nemmeno troppo lontano non è soltanto sul piano del disegno, ma anche su quello dei contenuti.

Negli anni ’70 e ’80 la rivoluzione tecnologica iniziata vent’anni prima ha subito una decisa accelerazione e certi apparecchi di largo consumo hanno finito per avere una diffusione sempre più rapida e su vasta scala. Ciò è stato possibile anche grazie ad alcune campagne pubblicitarie piuttosto curiose ed efficaci, che mostravano esseri umani fusi con apparecchi più o meno riconoscibili o con parti del corpo sostituite da altri apparati tecnologici la funzione dei quali era facilmente individuabili. Queste avevano lo scopo di trasmettere un messaggio molto chiaro: “La tecnologia è sempre più avanzata ed è entrata a far parte della vita di tutti noi, tanto da essere diventata parte integrante del nostro modo di vivere il mondo. Tra non molto gli ibridi umano-tecnologici saranno possibili. Noi produttori ve ne diamo un’anticipazione”.

Accanto a questi progetti dall’intento commerciale esisteva poi tutto un filone di narrativa di fantascienza (film, libri, serie televisive) che avevano l’ambizione di raccontare proprio come sarebbe stato il mondo in un futuro sempre più tecnologico e meno umano (nel senso letterale del termine).

Il concept, la grafica e anche certi aspetti di questi filoni di comunicazione e narrazione sono stati ripresi da Alessandro Gimelli per realizzare il “Nuovo Atlante”.

LUCA BERTO